La mente dell’ape.

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Giardini ed insetti formano – mettetevi il cuore in pace – un binomio indissolubile: chiunque si approcci al giardinaggio, deve per forza di cose misurarsi con gli insetti.

Creature misteriose ai più, la società occidentale ed in particolar modo quella italica, (dominio incontrastato della “Grande Madre Massaia Mediterranea”, come osservava giustamente Ippolito Pizzetti) non prevedono alcun contatto con essi, promuovendone a priori una eliminazione indiscriminata ed accanita.

Lo ammetto, sono intollerante di fronte a chi scappa di fronte ad un ragno inoffensivo, o ad un lepisma (il cosiddetto “pesciolino d’argento) ma comprendo che possano esservi patologie come la aracnofobia, o che l’imprinting della GMMM – vedi sopra – possa essere stato fatale al sistema derivativo di una persona, causandole la perdita della capacità di incamerare nuovi concetti di natura non ordinaria.

Tra tutti gli insetti, ovviamente quello che più mi sta a cuore (anche se ho un vero debole per i “ragni saltatori” ) è senza ombra di dubbio l’ape.

Giardinieri ed api vivono una esistenza affine, sono vicini e lavorano assieme, magari durante interminabili pomeriggi estivi quando il sole scoraggia la presenza di tutte le altre creature.

Se decidi di fare giardinaggio, ti consiglio di informarti: non puoi assolutamente avere paura delle api!

Quello che ho fatto io, è stato innanzitutto procurarmi qualcosa di affidabile: uno splendido libro del grande Giorgio Celli – “La Mente dell’Ape” – e rileggere le parole dell’indimenticabile Mario Rigoni Stern in  “Uomini, boschi e api”.

Con Celli comprenderai innanzitutto con CHI hai a che fare:

– l’ape comunica attraverso un linguaggio complesso, articolato e di una precisione sconcertante,

– è accurata: finissime attenzioni che presta ad ogni operazione fatta per l’alveare e per i suoi simili (anche noi siamo così dediti al nostro nido?);

– ha un cervello composto da un milione di neuroni. Ogni piccola mente è utilizzata all’interno dell’alveare a formare una “massa cerebrale globale” che diventa pari alla metà dei neuroni presenti nel cervello umano;

– esiste uno “spirito dell’alveare”, l’ape è un insetto sociale e l’unione fa la forza!

Con Mario Rigoni Stern:

l’approccio di Stern non è ovviamente quello dell’etologo, ma quello della persona col cuore innamorato di quello che fa: col cuore innamorato della Vita e della Vita che lo circonda.

Mario controlla agli inizi dell’autunno le arnie, in modo da accertarsi che le sue api abbiano abbastanza scorte, le protegge e prepara loro altro cibo quando non è certo che quello accumulato nell’alveare sia sufficiente:

una parte di acqua, tre di zucchero, una manciata di fiori di salvia per l’aroma, bollire per tre quarti d’ora schiumando il composto, ed a raffreddamento avvenuto aggiungere una parte di miele primaverile.

Come sempre prima di operare mi ero lavato con lo stesso tipo di sapone e avevo indossato il solito camiciotto azzurro; loro, le mie api, dopo avermi riconosciuto all’odore e al colore mi svolavano attorno senza irritarsi e si posavano amichevolmente sulle mie mani pelose”.

E poi a proposito di api avventurose, che nonostante il freddo dei primi giorni di marzo escono dall’alveare:

“Quando vedo che mi stanno morendo così sulla neve le raccolgo nel palmo della mano e con il fiato le rianimo e poi le ripongo sull’uscio delle loro case”.

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Hai il dovere di essere curioso, di conoscere.

Non accontentarti di essere un grande essere umano che utilizza indiscriminatamente pesticidi e veleni e che cerca di uccidere tutto ciò che non comprende.

Fatti un regalo, impara e in cambio non avrai solo la conoscenza fine a se stessa, ma la libertà, il ricongiungimento con la selvatichezza che in maniera inconscia fa parte di noi.

Di parte.

In senso generale amo tutte le piante.

Al lato pratico no.

Anzi: alcune di esse mi piacciono proprio poco. O meglio trovo orrido il modo in cui vengono normalmente impiegate.

CINDERELLA’S LIST:

1. Begonia. Eccola la poverina che impaurita e  piantata a formare accozzaglie di colore, adorna i vialetti metropolitani. Utilizzata come piantina-spartitraffico le si ruba l’anima.

2. Palma. E qui apro un inciso: le palme all’interno di un contesto mediterraneo, sono straordinarie. I giardini moreschi insegnano e la loro bellezza è indiscussa. A parte ciò, la trovo di una tristezza straordinaria (ad esempio) se utilizzata nei nostri giardini nordici e metropolitani, magari in abbinata vincente con un bel “Cedrus Atlantica”. Addirittura ridicola diventa piantata nelle corti delle case di campagna, vicina a pollai e con vista sui filari di peschi.

3. Photinia. Oh my God! E lo dico proprio con spocchia e due dita di puzza sotto al naso. Siamo invasi dalla “photinia x fraseeri red robin”. Siepi su siepi su siepi di lucida photinia dai ciuffetti color lampone. “E’ così orginale!” Dice l’acquirente tipo; accingendosi a piantarla con lo sfondo della sua casa di mattoni rossi, e per compagnia un “prunus cerasifera pissardii nigra” (foglie bordeaux). Costui avrà certamente le piastrelle con le pere in cucina, sulla tavola solo tovaglie plastificate a colori sgargianti ed alle finestre tendine di nylon leggero piene di coccarde. Questa persona è pericolosamente conformista, non originale. Originale potrebbe essere usare questa pianta in modo diverso che non la siepe. Provare per credere.

Photinia x fraseri red robin. La foto non è mia. Grazie web ti voglio bene.

Photinia x fraseri red robin. La foto non è mia. Grazie web ti voglio bene.

4. Forsythia. Eccola lei. Arrivata nei nostri giardini tanti anni prima dell’avvento della p. fraseeri, viene ora utilizzata possibilmente in abbinata. Arbusto potenzialmente straordinario visto il vigore, ha origine nel far east (termine ora abusato dalle grandi aziende per non dire “Cina”), e ti segue fedele ed instancabilmente negli anni. Se hai un giardino, smettila di potarla orrendamente. Non legarla: non ci crederai ma non è un salame. Lasciala crescere e strabordare. Dalle spazio, e ti troverai un cespuglio di proporzioni epiche e simile ad una creatura mitologica. Un sole d’oro sempre acceso in giardino.

Forsythia. La foto non mia. Grazie web ti voglio bene.

Forsythia. La foto non mia. Grazie web ti voglio bene.

…In definitiva? Cosa accomuna il fatto che a me non piacciono? Ma l’UTILIZZO!

Quando pensate a piantare, fate come la Natura: siate grandiosi. Semplicemente.

In un giorno di nuvole.

65729_316696141727516_380181367_n    Il sopraggiungere improvviso di una buona idea, nasce sempre quando ho i piedi fra l’erba. O almeno un albero vicino. Anche uno striminzito vasetto con dentro un piccolo “hypoestes”, strappato al triste destino di piantina da interno, destinata ad essere infilata dentro un vaso di vetro senza foro per lo scolo dell’acqua, assieme ad altre venticinque sfortunate – tutte con esigenze colturali diverse possibilmente.

Del cosa sia “Giardino” ed il “Giardinare” si scrivono ogni anno fiumi di inchiostro, da secoli. Successivamente, l’avvento della comunicazione via web ha indubbiamente portato ad una divulgazione più diretta e scambievole, e conducendo dritto dritto al proliferare di siti, blog (pure io..) portando talvolta ad accesi scambi in diretta tra moderatore e lettore. Da qui ho maturato la convinzione che il Giardiniere è uno degli esseri più sanguigni che abitano questo nostro bistrattato pianeta.

Sì, perchè il Giardino è una filosofia di Vita. Il Giardino lo si sente nel cuore come la fede, per la quale talvolta ci si mettono vicendevolmente (e con gusto) le dita negli occhi ed andando oltre purtroppo. E non intendo necessariamente una fede di tipo religioso, ma quel qualcosa che senti dentro e che ti spinge a scelte molto precise e determinate, mosse da estrema convinzione che quella è la Strada Giusta. O ancor meglio “LA STRADA”. 

Il fatto che un Giardiniere sia una persona dotata di determinazione incrollabile ed inguaribile fiducia, oramai è assodato. Guardalo negli occhi e scorgerai sempre il “work in progress” perenne: d’altronde egli va – inconsapevolmente – di pari passo con la natura, perchè il vero Giardiniere di razza è in continuo movimento.

Anni fa, quando lavoravo nel mondo della moda e talvolta mi aggiravo tra foreste di sederini patiti ed ossuti e rappresentanti con suv carichi di accessori costosissimi, giorno dopo giorno si faceva strada in me la consapevolezza che io sognavo foreste vere; e per la precisione l’immaginare serre piene di vasetti di primule (primule esattamente primule ecco..) da manutenzionare mi confortava. Pertanto ogni momento libero, lo trascorrevo informandomi e cercando di seguire la mia naturale inclinazione.

La mia nonna protestante; da bambina mi insegnò a leggere la Bibbia ed a cercare in lei le risposte più alte.

Bè, ho fatto pure questo: nel primo libro – La Genesi – la prima cosa che il buon Dio si premurò di fare dopo aver creato il mondo e tutte le sue pertinenze, fu quella di creare un Giardino. E da buon coltivatore, sapeva che un Giardino va curato. Pertanto ci mise dentro la sua creatura più elaborata con il compito di coltivarlo.

Il primo mestiere all’alba del mondo è quello del Giardiniere. Vedete voi.

IMG_2787“Dio il Signore prese dunque l’uomo e lo pose nel Giardino di Eden perchè lo lavorasse e lo custodisse”

Genesi 2:15